Non c’è una ricetta per noi,
perciò rimedieremo,
inventandola.

"potevamo prenderci del tempo,
ma il tempo non volevo che esistesse.”

"e tu cosa prendi per stare meglio?"
“le distanze.”

Ieri è un vento conosciuto. un vento già incontrato.
ultimamente il sole mi sembra per i più normali e la pioggia per i più coraggiosi.
quando l’angolo assolato si copre per le nuvole, provo troppo.
come se determinare un poco e un tanto, potesse farmi sentire meno vulnerabile.
c’è di mezzo sempre la bile, perché tutto quello che ha a che fare con una disabituale sensibilità, genera rabbia al risveglio dai propri singhiozzi che siano d’acqua o di respiro.

ho voglia di innamorarmi di un buon umore.
e di altri “mostri mitologici” tipo la speranza che non ti molla, la serenità che ha sempre altro da fare e una parola di conforto detta nel momento giusto.

“Lei è giovane.

Crede forse che arriverà ancora due volte al punto di dire: io me ne vado lontano da qui?
Crede che la vita sia eterna?
É corta e ha un paio di miserabili situazioni da regalare, e quelle bisogna saperle apprezzare.

Due volte lei può dire: io voglio;
una volta: io amo;
due volte: io divento;
una volta: io muoio.
Questo è tutto.”

pulisco specchi abituati a fingere.

io vorrei solo essere d’accordo con le cose che provo.

le proporzioni sono una fregatura.

tra quanto mangi e il grasso che accumuli;
quello che vuoi e quello che avrai;
quello che senti e quello che dici;
quanto lavori e quanto verrai pagato;
quanto desideri un abbraccio ben assestato e quanto invece si assesteranno da soli e nel modo peggiore, i tuoi silenzi.

rincorrersi è faticoso.
soprattutto impegnarsi a scappare nel modo sbagliato, sperando di essere presi.

declinare l’autunno
in cerca di me.

"se il meglio è già venuto
e non ho saputo
tenerlo dentro me.


che il troppo è per poco e non basta ancora
ed è una volta sola.”

vieni a fare un giro nelle mie trasparenze.

vieni a fare un giro nelle mie trasparenze.

che ogni tanto non sembrano per niente farfalle nello stomaco, 
ma piccoli incubi affamati di organi, muscoli e fiato. 

Di colpo i mostri, sguinzagliati, hanno invaso tutto.
I sogni, i pensieri, le gambe, le braccia, il caffè.

"