utente con indisponibilità mentale

11 febbraio 1946 

Cercavo te nelle stelle
quando le interrogavo bambino.
Ho chiesto di te alle montagne,
ma non mi diedero che poche volte
solitudine e breve pace.
Perché mancavi, nelle lunghe sere
meditai la bestemmia insensata
che il mondo era uno sbaglio di Dio,
io uno sbaglio nel mondo.
E quando, davanti alla morte,
ho gridato di no da ogni fibra,
che non avevo ancora finito,
che troppo ancora dovevo fare,
era perché mi stavi davanti,
tu con me accanto, come oggi avviene,
un uomo una donna sotto il sole.
Sono tornato perché c’eri tu.

- Primo Levi -

nei momenti imbarazzanti, propino delle risposte pessime e molto vicine alla mentalità di un criceto assassino.

se mi sfioro,
se mi accarezzo,
se chiudo gli occhi e penso di me, nella mente trovo l’esatta immagine che non sempre mi dico.

e le notti sono diventate più corte,
i capelli più lunghi.

faccio pensieri affascinanti ed estetici che poi dimentico.

le ascolto le persone che dicono che tutto è sostituibile.
prima o poi glielo chiedo se quando ascoltano la loro voce, dentro non gli viene da pensare “io non posso essere così facilmente sostituibile, vero?”

le conferme,
le aspettative,
l’aspettare,
l’aspettarsi,
l’odore della pelle che si dichiara stato autarchico.

ma di fronte ad un caffè, al resto si pensa dopo.

lo diceva anche Calvino.
ogni tanto mi ricordo il mare.
e non che Calvino parlasse di me, intendiamoci..
lui raccontava del movimento del mare:
le onde si allungano come se volessero prendere il più possibile e poi si ritirano.

magari stanche, imbarazzate, ferite, empie o impaurite, ho pensato io.
sono natura semplice in un movimento complicato apparentemente ordinario.
e non che sia una grande fan del mare io, anzi.
ma ci incontriamo tutti i giorni e non possiamo sempre ignorarci.
talvolta ci parliamo, un po’ come quelle confessioni all’ultima pipì prima di andare a dormire.
il mare alla fine mi consiglia di essere più affettivamente erudita ed istintivamente ragionata.
ed io alla fine, lo mando allegramente a quel paese. a volte,pur volendo credere “davverodavvero” nelle sue parole (chè se le cose le dici due volte sembrano più realizzabili. “più prima”).
ma quando giri le spalle e passa l’effetto della luna e della salsedine, non vale più.

vedi, io voglio cose semplici in delle situazioni complicate. una natura semplice in un cuore complicato, e così cristallizzo la realtà perché sono una gran fifona. ecco perché.

un ossimoro avvelenato.

un aggettivo possessivo
per indossare le intenzioni.

svogliata e
periodicamente
inabile nel provare amore.

forse ho nostalgia di Dio.
ma non riesco a vederne uno per intero.
se ci fosse un dio vendicativo ed iracondo, si prenderebbe la lista dei miei rancori e la valorizzerebbe: usandola per punire o redimere.

se ci fosse un dio meritocratico, domani mattina saprei che delle persone sorridono come non era mai successo, ed altri.. ma chissenefrega degli altri.

mi viene in mente sempre il dio del catechismo. quello che si metteva in mezzo a noi, popolo di quasi pronti alla comunione, per guardare i concerti in vhs di michael jackson, propinati dal parroco argentino del momento.

se ci fosse il dio che mi raccontava mia madre prima di andare a dormire, probabilmente ora sarei la concubina di qualche buttadentro dell’inferno.

non esiste un modo solo e giusto per credere alle cose; questo l’ho capito.

il Dio che frequenta me non è che lo conosco molto bene.
mi lascia fare tutto quello che voglio, chè tanto a limitarmi e distruggermi ci penso da sola e soprattutto mi dice che nessuno si prende il dolore altrui al tuo posto, manco lui.
perché nessuno può farlo.
al massimo si preoccupa di farti tornare a casa tutte le sere, anche dopo aver bevuto come se non ci fosse un domani.

sono fragile,
sono ricorrente
sono pensiero affascinante e delirio di onnipotenza,
sono mancanza
sono visibile
e non so perché.

"Tanto ho pensato a te
e ho scritto tanto di te
senza proprio sapere chi tu fossi.

In tante e tante camere ho dormito
senza averti al mio fianco
e tante sono le case
nelle quali ho abitato, senza di te.

Tante sono le città in cui non ti ho incontrato.”

"passo le notti
nero e cristallo
a sceglier le carte
che giocherei

a maledire certe domande
che forse era meglio
non farsi mai

e voglio un pensiero superficiale
che renda la pelle splendida”

"Il sesso
deve essere innaffiato di lacrime,
di risate,
di parole,
di promesse,
di scenate,
di gelosia,
di tutte le spezie della paura,
di viaggi all’estero,
di facce nuove,
di romanzi,
di racconti,
di sogni,
di fantasia,
di musica,
di danza,
di oppio,
di vino.”

detesto
essere così brava
a nutrire le mie ossessioni.

Le mie belle certezze piene di piaghe da ne dubito.

prendersi cura di te
anche quando tu la mattina, ti fai un po’ schifo.