"Nel tuo letto la novità è fare a pezzi l’anima
ma la violenza della stabilità è un modo di morire a metà

E un bacio sporco sa spogliarmi il cuore dai demoni
e c’è qualcosa che è dentro di noi che è sbagliato ma ci rende simili.”

l’orco toccò il futuro di Riccicorvini.
quel tocco propagò veleno che avrebbe contagiato i giorni, i mesi, gli anni a venire. lasciando esanime i respiri senza farli morire mai fino in fondo.
pensare a come vendicarsi, a come riscattarsi è un virus che diventa patologia.
all’inizio sembra una cosa buona ma è insano già il dover smettere di ragionare senza cattiveria. alla vigliaccheria del nascondere la propria natura non ci si abitua mai. ma la natura di sé stessi ha un grado di purezza uguale per tutti oppure si nasce già macchiati? gli smacchiatori in commercio peccano di superpoteri. arrivare al pensiero di doversi difendere o di voler scappare via, è veleno anche quello.
è ingiusto dover provare alcune cose che prima non sapevi ci fossero in te.
chiamala scoperta, accettazione, conoscenza intima delle pulsioni. chiamala come ti pare. ma a me resta il gusto di profonda ingiustizia nel sapere che qualcosa di tossico mi circola dentro. è scorretto nei confronti dei propri pensieri belli prima di addormentarsi. perché da quel momento nulla sarà più come prima.
nessuna te lo dice che l’appartenenza è un’arma a doppio taglio. nessuno te lo racconta che quando senti di appartenere ad un posto o ad una persona ma le cose non vanno, non ci riesci ad andare via come invece sarebbe giusto.

perché sai che le cose non si lasciano a metà, perché è più forte il voler riuscire. ma quel tempo trascorso prima della disfatta è inchiostro indelebile che continuerà a scrivere quello che vuole anche dopo. Fino a quando non arriva qualcosa di ancora più forte, fino a quando non scrivi tu le parole che scegli. più le scrivi e più diventano credibili. i graffi di ceralacca si fanno strade. magari un bel “vaffanculo” o “prestigibilitazione” è una buona parola da dove iniziare.

la kryptonite negli occhi.

Ho nostalgia di qualcosa. 
tutto intorno mi distrae. anche il rumore di una pioggia di aprile che vorrebbe rubare la rima a marzo.
perchè io in fondo sono fatta di rime e di luoghi comuni dove voler soggiornare. 
ogni tanto vorrei essere quell’aria che spalanca le finestre e fa respirare, altre volte vorrei essere quelle mura dove tornare. 
areare il mio luogo comune prima di soggiornavi.
non si può essere entrambe le cose probabilmente, però una cosa l’ho imparata: non riesco ad essere una cosa sola. 
mi sono sempre chiesta come si potesse provare nostalgia per un’entità o per un sentimento.
c’è delicatezza in un corpo che si muove grazie ad energia fisica e chimica e che si annienta di fronte alla mancanza.
succede che mi manco quando non mi ascolto.
succede che mi mancano delle cose e vorrei mangiare un dizionario intero per poterle spiegare.
succede che quando provo dolore fisico per un irragionevole capriccio della ragione, a me viene solo istintivo volerlo coccolare quel dolore. 
Devo ancora capire se si crede per via della necessità di una panacea o se quella voce arancione e sottile che suggerisce possibilità e illusioni strane, sia personale pazzia o un Dio che si presenta.
Allora credo di essere sorda, perchè non sempre mi sento.
Ma quando il mio corpo viene sfiorato da colori, odori, dalle mie mani o da altra pelle diversa dalla mia, è come se qualcosa mi investisse.
Essere ubriachi delle sensazioni e dipendenti da quello stato. 
il cervello si riempie di quelle parole che si erano invaghite del silenzio ma che ora tornano a bussare. 
sono gli stati d’umore simili che ci rendono empatici.
sono gli abbracci che non chiederò, nascosta sotto ad un tavolo che fanno la differenza tra una distanza siderale ed un avvicinarsi fino a sentirsi.
io ho ancora paura, una paura fottuta di dire alcune parole o intenzioni ad alta voce e di ascoltarle.
stanotte sono un soffitto bianco con della muffa rossa.



Come si smette di aver paura?

"hai di me
l’unica cosa che davvero importa: 
due occhi neri, mani non troppo grandi
e la certezza che domani sarò qui.

perchè la luna è così bassa su di noi? 
che sembra un elemento d’arredo
una parte di te”



"è solo grazie alla mia preoccupazione se sei sopravvissuto."

"è solo grazie alla mia preoccupazione se sei sopravvissuto."

la descrizione di un sorriso che arriva senza perder tempo,
quando si tratta solo di tergiversare. ma come fanno le persone a credere.
mi devo ricordare di quello che so
so che non sembra esserci un Dio
io che non so bestemmiare
io che non so pregare.
e me lo sono sempre chiesta se le bestemmie pensate, valgono come tali o come invocazione.
smetto di sentirmi eroe. anzi, dovrei dire eroina. sarò una dipendenza ma il dipendere fa schifo. e non capisco la distanza, gli ossimoro svenduti, e non capisco l’esigenza anche se la vivo. e finisco per essere incantata dalla luna che porta a spasso il cielo. non esiste differenza tra l’odio e l’amare se non mi levo questo vizio di volere il tutto tra le mani.

"Gente stretta al feretro di menti in riabilitazione."

volevo la sua energia ribelle.
la lingua e le mutandine viola. le labbra rosse.
volevo qualcosa che fosse solo mio ma che si chiamasse suo.

"mi piacciono di noi 
i preziosi istanti in cui ci stiamo ad osservare.
la possibilità di scegliere non ci farà mai liberi
né complici
quanto saperlo fare.
che oggi resto perché ne hai bisogno
domani vorrò farlo perché avremo un sogno

nel tuo sguardo c’è un riassunto di chi sei.

odio quando a letto siamo meno simili a due amanti
piuttosto due ricoverati uniti dalla stessa sorte
dal comune intralcio della stessa malattia.”

che se ci pensi la differenza sostanziale tra la sofferenza e il suo contrario sta nel quotidiano allenamento. 

"Raccomandarsi è un’altalena.
il pavimento freddo di mattina, le prime orme sulla sabbia piana
e le risposte alle domande nascoste nella nicotina

Potresti ridere

Che fosse un innamoramento, inconsistente ma non abbastanza da abbracciare il nulla con l’ansia di un raggiungimento

E ora portami con te a trovare un vento forte,
che ci porti ancora più distante
d
al pensiero che il risveglio di ogni giorno sia una piccola vittoria con la morte

E ti prego scatta ancora quella foto chè non ero ancora grande,
non che non ci fosse il vuoto ma chi sogna è un po’ incosciente”

voglio sentirmi piccola e difesa.